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Cibi effetto Ozempic e ormone GLP-1 sono al centro del dibattito su alimentazione e sazietà: mentre ricercatori e nutrizionisti studiano come ciò che mangiamo influenzi l’appetito, sui media cresce la ricerca di alimenti capaci di farci sentire sazi più a lungo. Una domanda che arriva direttamente sulle nostre tavole: quanto può fare il cibo?
Perché tutti cercano cibi con “effetto Ozempic”?
L’idea è irresistibile: scegliere gli alimenti giusti, avere meno fame e gestire meglio il peso. Il successo dei farmaci come Ozempic ha acceso i riflettori sui segnali biologici che regolano l’appetito, trasformando una sigla da specialisti in un argomento di conversazione: GLP-1.
Questo ormone viene prodotto dall’intestino quando mangiamo. Contribuisce alla sazietà, rallenta lo svuotamento dello stomaco e stimola il rilascio di insulina quando aumenta il glucosio nel sangue. La semaglutide, principio attivo di Ozempic, agisce sul suo recettore con un effetto prolungato.
Il cibo può stimolare la produzione naturale di GLP-1. Ma da questo a promettere un effetto equivalente a quello del farmaco il salto è grande: modificare un segnale ormonale dopo il pasto non significa ottenere lo stesso controllo dell’appetito o la stessa perdita di peso.
Che cosa c’entra l’olio EVO con l’ormone GLP-1?
Quando parliamo di olio EVO, ci soffermiamo spesso sul gusto che dona al piatto. Meno evidente, ma altrettanto interessante, è ciò che può accadere nelle ore successive, quando l’organismo digerisce e assorbe il pasto.
Proprio questa risposta è stata studiata in alcune ricerche sull’uomo. Nel 2015, un esperimento su 25 persone sane ha confrontato pasti di tipo mediterraneo con e senza extravergine. Due ore dopo il pasto con 10 grammi di EVO, i ricercatori hanno osservato una glicemia inferiore e livelli più elevati di insulina e GLP-1.
Un secondo studio, pubblicato nel 2017 su 30 persone con alterata glicemia a digiuno, ha rilevato un andamento analogo. Con l’EVO, la risposta glicemica era più contenuta, mentre aumentavano insulina e GLP-1. Diminuiva anche l’attività della DPP-4, l’enzima che inattiva questo ormone.
Sono piccoli studi, ma aprono una prospettiva interessante: l’olio EVO scelto per il nostro piatto può partecipare anche alla risposta metabolica del pasto.
L’olio EVO abbassa la glicemia o riduce l’insulina?
Qui serve una distinzione che spesso si perde nei titoli.
Negli esperimenti citati, la glicemia più bassa si accompagnava a una maggiore risposta insulinica. L’insulina aiuta infatti l’organismo a gestire il glucosio presente nel sangue.
È quindi più preciso parlare del possibile contributo dell’EVO alla modulazione della risposta glicemica dopo il pasto, evitando di descriverlo semplicemente come un alimento che “riduce l’insulina”.
Questi risultati riguardano le ore successive a un pasto sperimentale. Non permettono di prevedere lo stesso effetto in ogni persona o con qualsiasi piatto.
Più GLP-1 significa avere meno fame?
Non necessariamente. Tra il valore di un ormone nel sangue, la sensazione di sazietà e il dimagrimento ci sono passaggi che devono essere verificati.
In uno studio su una crema al cioccolato, per esempio, la preparazione con EVO non ha prodotto differenze significative nel GLP-1 o nella sazietà rispetto a quella con olio di palma.
Per l’extravergine, quindi, il collegamento con la risposta glicemica è più documentato della promessa di mangiare meno o perdere peso.
Che cosa possiamo portare davvero a tavola?
La ricerca sui “cibi effetto Ozempic” ci offre soprattutto un’occasione: tornare a interessarci a ciò che mangiamo e a come componiamo il pasto.
Per l’EVO, questo significa:
- scegliere un prodotto di qualità e senza difetti;
- inserirlo nell’equilibrio complessivo dell’alimentazione;
- utilizzarne una quantità adeguata, ricordando che apporta energia;
- riconoscerne profumi e carattere per valorizzare l’abbinamento.
Una zuppa di ceci, delle verdure di stagione, un extravergine scelto con attenzione: il piacere comincia da qui. E la scienza aggiunge nuova consapevolezza e nuovo valore alle nostre scelte.
Fonti bibliografiche:
Violi et al., 2015 — Nutrition & Diabetes. Extra virgin olive oil use is associated with improved post-prandial blood glucose and LDL cholesterol in healthy subjects.
Studio pubblicato in Clinical Nutrition, 2017, disponibile online dal 2016. Extra virgin olive oil improves post-prandial glycemic and lipid profile in patients with impaired fasting glucose.
Tuccinardi et al., 2022 — Diabetes/Metabolism Research and Reviews, pubblicato online nel 2021.
Agenzia europea per i medicinali — EMA
Vedi anche il nostro articolo: Glicemia e olio EVO: l’equilibrio comincia a tavola